sabato, 17 febbraio 2007
 
 
Si spogliò con gesti lenti dai rumori consentiti dalla notte
e lasciò che l' acqua tiepida pulisse il suo corpo
dalle ultime eco dei suoi dolori insonni.
- Se quest' acqua potesse arrivare fino in fondo all'anima...- pensava ad ogni getto che le scivolava addosso.
Si guardò allo specchio e vide ciò
che già conosceva da tempo:
gli occhi velati e feriti dal niente
e le labbra inaridite dai suoi vecchi lamenti.
Distolse lo sguardo portandosi una mano fra i capelli
e pensò che era ora di vestirsi.
L' armadio era rimasto aperto dalla sera prima,
come se per tutta la notte lei fosse rimasta lì
a fissare i suoi abiti, per scegliere cosa mettere.
Che importanza aveva come avrebbe vestito il suo corpo?
Un paio di jeans e una maglietta rosa
o una gonna azzurra e la camicia bianca
o il completo rosso con il top nero...
La scelta non era su cosa indossare sopra
ma era su come presentare la sua anima.
Per il suo corpo decise il completo rosso con il top nero,
per la sua anima decise il vestito più trasparente che potesse esserci,
il suo naturale, quello che la metteva a nudo
e la rendeva ancor più dolorosamente se stessa.
Non avrebbe ingannato nemmeno un cieco
se si fosse vestita d' altro.
Era quasi pronta, non le rimaneva che aspettare il taxi
che avrebbe portato in stazione lei e la sua anima disfatta.
Prese la borsa, controllò che ci fosse tutto l' occorrente per il viaggio.
Si rese conto che in quella borsa, al di là delle solite cose,
c' era ancora tanto spazio vuoto.
Decise di riempirlo con tutte le parole
che ancora non gli aveva detto
e che nemmeno lei aveva mai avuto il coraggio di dirsi.
Le scelse con cura, una ad una, come un fiorista
che accarezza con lo sguardo ogni fiore
prima di accostarlo a un altro.
Il tassista suonò alla porta. Era ora di andare.
Si portò le mani sulle labbra
e si rese conto di quanto un respiro
potesse essere assente nel suo tremore.
Lasciò la borsa aperta e liberò le parole riposte prima.
Sembravano farfalle impazzite.
Scese le scale lentamente e si avvicinò
al taxi con una banconota in mano.
- Non sono pronta, grazie lo stesso.
   Forse domani... Le farò sapere... -. 
by Claudiadelmare
creato da: claudiadelmare alle ore 15:23

mercoledì, 24 gennaio 2007

Cammino con lo sguardo assente, l’anima rivolta a una nube passeggera tanto simile alla spuma prepotente di un’ onda infranta.

Il sole stanco e assonnato sbadiglia pigro i suoi ultimi raggi.

 Com’ è diversa quella luce da qualche ora prima.

Non più bruciore sulla pelle ma una carezza leggera come quella di un amante accorto nel preludio di un scambio di sensi.

Il mio corpo è stanco e uno scoglio sulla riva, lì a pochi passi, sembra quasi che inviti a una sosta. Fermati Claudia, è ora che tu ti fermi, sembra dire un gabbiano a pochi metri dalla mia testa… e vola testardo sempre lì quasi a voler indicarmi il posto dove riposare.

Mi fermo, chino il capo e le mie dita passano come un pettine tra i miei capelli. Il mare mi osserva ancora una volta con l’ ennesima domanda sussurrata tra le onde: Perché sei ancora qui?... Perché….

Sollevo il capo quasi con aria di sfida e tremano le labbra per una risposta che non trova parole. Non ti basta che io sia qui? Così presa dalle mie mute spiegazioni non avevo sentito quella mano posata lentamente sulle mie spalle.

Non mi sono girata, non c’era necessità di farlo. Era lì, mi bastava.

Ho solo fissato il mare e con le labbra socchiuse gli ho ripetuto in silenzio il percorso di una lacrima mai assopita.

Ho cercato con la mia mano l’ altra sulle mie spalle, l’ho sfiorata lentamente quasi spaventata che potesse andar via.

 Un brivido lungo la schiena e non una parola né un altro gesto mentre il sole si ritirava discreto nelle sue stanze.

Un altro brivido, freddo questa volta…

 Ho chinato il capo e di nuovo le mie labbra hanno buttato al mare poche parole tremanti.

 Alzati Claudia, è ora di partire.

by CLAUDIADELMARE

creato da: claudiadelmare alle ore 11:04